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Per non dover più sentire “Ma sarà vero che è BIO”?

(ognuno faccia bene il proprio mestiere) Il biologico cresce nonostante le misure dedicate dei PSR tardino ad attivarsi e gli interventi strutturali si rivelino sempre più complessi e burocratizzati.

Per non dover più sentire “Ma sarà vero che è BIO”?

Cresce, nonostante non siano state ancora indicate le risorse per il Piano Strategico Nazionale per il Biologico e nemmeno dedicate alla ricerca per il bio le risorse provenienti dalla "tassa sui pesticidi".

E' una crescita che andrà ben oltre gli obiettivi richiesti e non recepiti, per dare chiaro indirizzo politico con i PSR. Insomma nonostante manchino, le politiche per il biologico, il mercato tira e le aziende stanno rispondendo.
Situazione questa che ha di forza conquistato l'attenzione del Ministero, svegliato le associazioni di categoria, da sempre riottose a riconoscere il ruolo strategico del bio per l'agricoltura italiana, orientato grandi aziende fino ad oggi alla finestra e allertato anche i grandi marchi agroalimentari, che non si vogliono far trovare senza una linea bio, mentre la domanda cresce in tutta Europa e, finalmente, da oltre due anni anche in Italia.
E' chiaro che questa crescita comporterà l'apertura della forbice tra biologico di prossimità e biologico da grande distribuzione.

Il nostro compito è che questa forbice si divarichi il meno possibile rispetto a regole tecniche e principi fondanti il metodo di agricoltura biologica. Ma affinchè non si perdano principi e valori, serve che ognuno faccia molto bene il suo mestiere, che sia chiaro e distinto il ruolo di rappresentanza e promozione del settore, dei servizi, della commercializzazione e esaltata le terzietà del sistema di controllo.


Oggi purtroppo non è così e tutti vogliono fare tutto, perdendo credibilità e creando danni inestimabili al settore. E' il caso soprattutto degli organismi di controllo che devono tornare ad essere il valore aggiunto che il biologico offre al consumatore. Siamo l'unico settore dell'agroalimentare che da 25 anni ha un regolamento europeo che dice cos'è biologico, come si applica il metodo e come e da chi deve essere controllato e garantito. Controlli capillari che si sovrappongono a quelli di NAS, ASL, Repressione e Frodi, Guardia di Finanza, che fanno dire a tutti che il prodotto italiano e sano e sicuro. Eppure la domanda: "sarà vero?" continua a essere sistematicamente pronunciata, in buona fede dal consumatore, in modo irritante e furbesco dai detrattori.
Evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa nella comunicazione e nell'organizzazione del sistema. AIAB 16 anni fa, quando era il maggiore organismo di controllo in Italia, nel momento in cui il biologico evolveva da nicchia a settore, per lo stesso attuale ragionamento su compiti e ruoli, ha dismesso l'attività di controllo per dedicarsi alla rappresentanza del settore e alla promozione del sistema produzione – consumo. Una scelta che rivendichiamo come giusta ma che in pochi altri hanno seguito.

Per questo nell'incontro con il Vice Ministro Olivero abbiamo chiesto attenzione e crescita della vigilanza degli OdC sugli operatori ma ancor di più quella degli organi del Ministero e delle Regioni sugli organismi di controllo, oggi attiva solo in parte.
E' importante che sia chiaro a tutti che gli OdC non devono sedere ai tavoli tecnici quando si prendono decisioni sulle norme, perché il loro compito non è deciderle ma applicarle; non possono e non devono offrire alle aziende controllate, altri servizi (fiere, intermediazioni, promozione, ...) oltre a quello della certificazione; non devono e non possono scrivere propri disciplinari in settori fuori dal campo di applicazione del regolamento, per venderli e poi certificarli; non possono e non devono certificare i mezzi tecnici per il bio perché entrano in conflitto di interesse quando certificano gli operatori che li usano; non possono stare nel governo di Accredia (l'organismo di accreditamento del MiPAAF) perché con questa devono dialogare ma poi ricevere mandati operativi non discutibili e rimandabili; non possono e non devono avere tariffari con quote proporzionali al fatturato, perché così hanno interessi in comune con il controllato. Insomma ci deve essere terzietà per svolgere bene il proprio compito.

E' poi inaccettabile che gli O.d.C. che hanno sbagliato, mettendo in difficoltà tutti gli operatori onesti, non paghino mai, quando invece si pretende la sospensione degli operatori controllati, magari per il solo ritardo di pagamento delle quote di controllo.
Non ci diamo per battuti neanche sul nuovo regolamento dove i commercianti di bio, purtroppo sostenuti da IFOAM, puntano a sorvolare sui residui accidentali e si oppongono a risolvere la questione dell' "equivalenza" dei disciplinari nei paesi non UE, perché questo è il buco di sistema da dove, anche con la connivenza di OdC inspiegabilmente ancora attivi, sono partite le frodi. Quelle frodi che alla fine giustificano la diffidenza dei consumatori e porgono il fianco alle critiche di chi è ignorante, rispetto al funzionamento del bio.

Chiederemo a tutto il settore di non farsi sconti, di non vivere di rendita di posizione perché oggi, sulle basi create dagli operatori in tanti anni, si costruisce un biologico motore della sostenibilità agricola e ambientale. Affermeremo la necessità di queste scelte su tutti i tavoli, perché alla domanda

Sarà vero? vogliamo poter rispondere con sicurezza: "Si perché ci sono produttori onesti e la garanzia di un sistema di controllo realmente di parte terza, vigilato dal Ministero e dalle autorità regionali"

 

Vincenzo Vizioli, presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica

19/04/2016

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