Benessere

Dai pesticidi una minaccia alla fertilità delle api

Uno studio britannico pubblicato alla fine di luglio rivela che l’uso dei pesticidi può avere un ruolo decisivo nella sindrome da spopolamento degli alveari.

Dai pesticidi una minaccia alla fertilità delle api

La virilità dei maschi dell’ape mellifera messa a rischio dai neonicotinoidi. Un nuovo fattore si aggiunge alle possibili cause della sindrome da spopolamento degli alveari che dal 2006 sta colpendo le api mellifere in tutto il mondo. Uno studio britannico, pubblicato il 27 luglio scorso, dimostra la correlazione tra l’uso di pesticidi e la perdita di virilità delle api da miele. Secondo la rivista britannica Proceedings of the Royal Society B, infatti, i pesticidi derivati dai neonicotinoidi, potenti insetticidi neurotossici derivanti dalla nicotina, possono avere un effetto contraccettivo sugli insetti, in particolare sulle api. 

L’esperimento dei ricercatori britannici ha diviso le api in due gruppi: il primo è stato nutrito con polline contenente una concentrazione di due tra neonicotinoidi più diffusi – tiametoxam e clothianidin – compatibile con le realistiche concentrazioni rilevabili in natura. Un secondo gruppo, invece, è stato nutrito con cibo incontaminato. 

Dopo trentotto giorni è stata testata la virilità dei fuchi – che hanno il compito di fecondare l’ape regina – e i dati hanno confermato che nel gruppo esposto ai neonicotinoidi si rilevava con evidenza una ridotta capacità di sopravvivenza dello sperma. Questo provocherebbe una decandenza nelle scorte di seme che le regine stoccano dopo il breve periodo di accoppiamento, con conseguenze drammatiche sulle capacità di riproduzione delle api mellifere. 

Oltre alle infezioni fungine, i virus e i parassiti delle api, come l’acaro Varroa, anche l’uso di questi pesticidi entra prepotentemente tra le possibili cause della sindrome da spopolamento degli alveari: un’epidemia che causa la rapida moria di milioni di esemplari di api da miele e che ormai è un’emergenza a livello globale le cui cause scatenanti non sono ancora del tutto chiare. Se la tendenza non dovesse fermarsi o invertirsi, la sopravvivenza delle api mellifere sarebbe messa fortemente a rischio, fino al rischio di estinzione, con conseguenze catastrofiche anche per l’agricoltura. 

Anche se è complicato quantificare il contributo che le api mellifere danno all’impollinazione delle piante, queste sono l’insetto impollinatore per eccellenza, e soprattutto quasi universale, perché si dedicano a quasi tutte le colture. Le stime concordano nell’assegnare al loro incessante lavoro l’impollinazione di circa l’80% del totale della fecondazione delle piante ad opera di insetti.  

Studi precedenti hanno già dimostrato che i neonicotinoidi sono responsabili del disorientamento delle api, al punto da non riuscire più a rientrare all’arnia, e della riduzione delle loro capacità di resistenza alle malattie, nonostante questo nel 2011 hanno raggiunto il 40% di diffusione sul mercato globale. 

Nel 2008 l’Italia è stato il primo paese a sospenderne l’impiego con una serie di divieti temporanei che sono stati sempre rinnovati. L’Unione Europea nel 2013 ha deliberato una moratoria sulla vendita dei neonicotinoidi e imposto delle restrizioni sul loro utilizzo, mentre nuove valutazioni sul loro utilizzo per la concia delle sementi e l’utilizzo in granuli saranno portate a termine entro gennaio 2017.

VM

02/09/2016

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