Benessere

Curarsi col cibo: una dieta a base di batteri

Sempre più studi considerano la flora intestinale un fattore decisivo per la nostra salute. Per averne cura lo studioso britannico Tim Spector consiglia un’alimentazione varia e sfata alcuni luoghi comuni sulle diete.

Curarsi col cibo: una dieta a base di batteri

Il nostro apparato digerente contiene in media oltre 3.500 differenti specie di microrganismi, in gran parte batteri, ma anche miceti e virus. La composizione di questo insieme– che il microbiologo premio Nobel Joshua Lederberg ha definito microbioma – è differente da individuo a individuo, proprio come le impronte digitali, ed è stimato che in ogni persona il peso di questa sterminata comunità di microrganismi che trasportiamo letteralmente con noi si aggiri tra il chilo e mezzo e i due chili. 

Indagare gli effetti del microbioma sulla nostra salute sta diventando di crescente importanza per la medicina. I microbi e i batteri che prosperano all’interno del nostro organismo possono, infatti, influenzare in modi differenti la nostra salute: fungono da barriera contro gli agenti patogeni, regolano il metabolismo, favoriscono la sintesi della vitamina K, possono favorire o contrastare l’insorgenza di alcune malattie.

Contrariamente a quanto si possa pensare questi microbi e batteri, che presi singolarmente possono essere molto pericolosi, all’interno di un microbioma in equilibrio sono innocui, anzi utili alla nostra salute. Buona parte degli studiosi è propensa a considerare il microbioma come un vero e proprio organo in grado di permetterci di svolgere funzioni legate all’assimilazione di sostanze che la nostra fisiologia non è preparata a disgregare come le cartilagini o la cellulosa. 

Tra questi uno dei più stimati è Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King’s College di Londra. Lo scorso anno il professore ha supposto, per dieci giorni consecutivi, suo figlio di 23 anni ad una dieta a base di cibo da fast food e bibite gassate: al termine dell’esperimento circa un terzo delle specie batteriche presenti nel suo organismo era scomparso, in particolare quelle capaci di contrastare l’obesità e di conseguenza le malattie ad essa connesse come: diabete, cancro e malattie cardiovascolari. 

Dunque la dieta e lo stile di vita possono incidere sulla formazione del microbioma e attraverso questo influenzare la nostra condizione fisica. In particolare è la varietà dei cibi ingeriti a favorire la diversità delle specie di microrganismi presenti nel nostro corpo, mentre diete ricche di zuccheri e di alimenti altamente processati contribuiscono ad impoverirla, come anche l’uso di antibiotici. 

Sebbene la biodiversità degli organismi presenti nel nostro apparato digerente non dipenda solamente dall’alimentazione ma anche da altri fattori come: età, estrazione geografica, igiene e tradizioni; la dieta resta un elemento fondamentale per preservarla. Più un corpo è in salute più la biodiversità del microbioma sarà accentuata, viceversa ad ogni tipo di patologia sia accompagna un microbioma più omogeneo. 

Proprio per questo Spector ostacola le diete che tendono a escludere uno o più generi alimentari, come accade con il glutine, i latticini o la carne, perché questo inevitabilmente riduce il numero di alimenti con cui veniamo in contatto e, di conseguenza, i microrganismi presenti nel nostro corpo. Per lo studioso britannico paradossalmente escludere gli alimenti in genere considerati dannosi, come grassi e zuccheri, può essere meno importante che avere una dieta quanto più varia e naturale possibile. A suo avviso la flora intestinale andrebbe coltivata attraverso l’alimentazione con la stessa cura di un giardino. I cibi che Spector considera ideali a questo scopo sono: l’aglio, le birre belghe, il caffe, i porri e il sedano. Buon appetito! 

VM

08/09/2016

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