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Sana 2016 al via: più biologico della gdo, meno quello delle medie aziende italiane

Dal 9 al 12 settembre, nei padiglioni della Fiera di Bologna, tra eventi e workshop, i visitatori possono scoprire le novità bio.

Sana 2016 al via: più biologico della gdo, meno quello delle medie aziende italiane

Un evento che esalta un trend sempre più in crescita, ma che offre meno visibilità alle buone pratiche di chi ha scelto di puntare anzitempo sulla filiera bio e sulla trasparenza.

Si è aperta questa mattina, a Bologna, la 28esima edizione del Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale, che fino a lunedì 12 settembre darà la possibilità ai visitatori di incontrare aziende nazionali e internazionali e di scoprire le numerose novità tra alimentazione, cura del corpo e lifestyle sempre con un occhio al bio e al sostenibile. All’inaugurazione, tra i vari ospiti, erano presenti, oltre al neo presidente di BolognaFiere Franco Boni, l’attuale viceministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Andrea Olivero. 

Con workshop, convegni e incontri con le aziende, l’edizione 2016 del Sana ha visto aumentare i suoi numeri rispetto al 2015: più metri quadri d’area d’esposizione della fiera, più aziende e più buyer provenienti da 27 paesi. Una vetrina dove, però, a farla da padrone è principalmente il biologico targato gdo che si conferma il primo canale di vendita in Italia secondo il rapporto Bio Bank 2016. La banca dati del biologico italiano, infatti, evidenzia che quasi tutte le catene della grande distribuzione organizzata hanno una linea dedicata al bio; una costante crescita quadruplicata nel giro di 15 anni, dal 2001, anno del primo censimento Bio Bank ad oggi, e che, in termini di vendite, segna il sorpasso dei supermercati sui negozi di settore. Capeggiati da Coop che da anni domina con una presenza attiva e costante, nel giro delle insegne con richiamo al biologico, quest’anno, sono entrate anche Sigma e VéGé Retail, aumentando la forbice nei confronti di imprese medie e artigiane che comunque segnano costanti percentuali di crescita. Si va, infatti, dal +15% dei negozi specializzati, passando per la vendita diretta delle aziende agricole con il +14% o per gli agriturismi gestiti da coltivatori bio con un +13%, fino ad arrivare al +12% delle mense scolastiche che utilizzano materie prime biologiche, al +4% dei mercatini biologici e delle biodiversità e al +2% dei gruppi d’acquisto solidale.

Buone pratiche di chi ha scelto anzitempo di puntare sulla salute e sulla sostenibilità come naturale evoluzione di quanto già fatto in passato a stretto e diretto contatto coi consumatori che si ritrovano sulla tavola prodotti di cui conoscono la qualità e l’esatta provenienza. Se la grande distribuzione organizzata ha elevato il biologico da prodotto di nicchia a consumazione di massa cavalcando, talvolta, trend e “moda”, c’è chi, a piccoli passi, ha deciso di procedere in questa direzione indipendentemente, in uno scenario, non da ultimo, nel quale molte piccole e medie aziende o attività alimentari chiudono i battenti per la crisi. 

Nel campo del biologico c’è grande vitalità come dimostra la crescita sempre più rapida dei consumi e l’esplosione della vendita tramite e-commerce che segna, sempre secondo il rapporto Bio Bank, un sensibile +71% nell’ultimi lustro. D’altra parte, l’eccellenza del marchio italiano è intaccato dai falsi prodotti importati dall’estero e dai tentativi di frode che chiedono, sempre più, maggiori controlli e attenzione. La stessa che dovrebbero avere proprio queste realtà del “made in Italy” che meriterebbero maggior visibilità in eventi, come il Sana, che si riducono a occasioni esclusive e autocelebrative per pochi marchi. Un focus che tocca solo le vette più alte, allontanando dall’attenzione dei consumatori quelle realtà che hanno fatto della filiera bio, dei sani valori e della trasparenza, la loro credibilità. Quella credibilità che li porta a essere i custodi del biologico italiano. 

Giovanni Sgobba

09/09/2016

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