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Report svela

Il problema di credibilità nel settore biologico esiste, come quello (gigante) delle importazioni.

Report svela

La puntata di Report è riuscita a mettere in luce alcuni dei problemi più gravi che minano l’identità dell’agricoltura biologica ed ha sollecitato interventi, confidiamo nella spinta che deriverà dal dibattito innescato dal servizio di Bernardo Jovene.

Partendo dal tema “tracciabilità”. Lo scandalo delle importazioni di grano duro convenzionale, spacciate per coltivazioni italiane bio, come ha spiegato il programma di rai3, ha contaminato tutta la filiera della pasta bio. Sono coinvolti mulini impegnati per il biologico, a cui le aziende più famose del settore si rivolgono. Quindi è assai probabile che non esista pasta bio italiana, almeno tra i marchi più diffusi. Un danno di enormi proporzioni e che, come racconta il programma, non è stato circoscritto anche per la mancanza di volontà da parte di chi avrebbe dovuto ritirare il prodotto (girano altre ricostruzioni che stimano nel 90% le derrate declassate e ritirate, ma considerando la cronologia degli eventi, sembrano perlomeno generose). “In Romania non esiste vero biologico”, afferma un intervistato a volto coperto. Finchè il tema “tracciabilità” come quello della “provenienza” verrà eluso, il biologico continuerà a dover confrontarsi con situazioni opache.

In questi anni Federbio sta lavorando su un progetto proprio legato alla tracciabilta’, si chiama Fip (FederBio Integrity Platform). E’ un sistema informatico dove gli operatori e gli organismi di certificazione devono registrare prodotti e provenienza. Non sarà più possibile nascondere queste informazioni, o ritardare la comunicazione. Perchè Fip ha stentato fino ad oggi? Due semplici ragioni: lungaggini ministeriali e scarsa propensione da parte degli organismi di certificazione. Tutti i comunicati stampa dopo il programma di Rai3 hanno un comune denominatore: vogliamo il sistema informatico. Ma c’era bisogno di uno scandalo di questa portata e dell’autorevolezza di Report per cambiare le cose? Fino ad oggi non c’era tutta questa determinazione. La piattaforma ad oggi è stata utilizzata in modo spontaneo da parte di alcuni operatori, solo di recente il ministero sta concedendo l’autorizzazione. 

Gli organismi di certificazione, sono 14, riconosciuti dal ministero (e l’ente Accredia) per svolgere l’attività di controllo nel biologico. L’azienda che vuole essere certificata sceglie un organismo di certificazione, paga un servizio. Questa è la prassi. Alcuni organismi di certificazione scelgono di farsi pagare con una percentuale sul fatturato dell’azienda certificata. In pratica vedono aumentare il proprio guadagno grazie al successo dell’azienda certificata. Secondo alcuni organismi di certificazione questa pratica non è corretta. Sicuramente non è la strada migliore per evitare conflitti d’interesse. Ma come può un ente di certificazione, si domanda Report, appartenere al consorzio di società che dovrebbe controllare?

14/10/2016

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