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Più il gusto della salute

La maggioranza degli italiani è preoccupato per l’impatto del cibo sulla salute, ma solo meno della metà rinuncerebbe al sapore. L’indagine Nielsen.

Più il gusto della salute

Il 67% degli italiani si dichiara preoccupato dell'impatto a lungo termine che gli ingredienti artificiali potrebbero avere sulla salute della persona, il 53% sarebbe disposto a pagare un prezzo più alto per alimenti e bevande che non contengono ingredienti indesiderati, ma solo il 37% sarebbe disposto a sacrificare il gusto per un cibo più salutare.  

Lo rileva l’indagine Global Health and Ingredient-Sentiment di Nielsen che ha messo a fuoco le abitudini alimentari e il vissuto dei consumatori di oltre 60 Paesi del mondo nei confronti di determinati cibi e ingredienti.

In questi ultimi anni si sta osservando un cambio di mentalità dei consumatori a livello globale che vedono il cibo come fonte di benessere e si avvicinano alla propria alimentazione in modo più selettivo, con una crescita d'interesse verso i prodotti salutistici. 

Per quanto riguarda il nostro Paese, si conferma un nuovo approccio agli alimenti, caratterizzato da un progressivo aumento dei consumi di prodotti appartenenti al mondo "Benessere & Salute"*: nell'ultimo anno il paniere di questi prodotti ha registrato un trend positivo di +8,4% sulle vendite a volume (quantità vendute a prezzi costanti) e +9,0% su quelle a valore (Fonte: Nielsen Trade*MIS, variazioni % annue della categoria a Luglio 2016 nella distribuzione moderna).

Ma da quali necessità e/o convinzioni sono guidati questi nuovi modelli di consumo? Quasi 2 italiani su 5 (il 38% dei rispondenti) dichiara di seguire una particolare dieta / alimentazione che vieta o limita il consumo di determinati ingredienti: le diete più comuni tra i consumatori italiani sono quelle a basso contenuto di grassi (18%) e a basso contenuto di carboidrati (11%). Per oltre 1 italiano su 5, invece, il cibo è vissuto come una "cura / medicina" e privarsi di un particolare alimento diventa una necessità funzionale a determinate patologie: il 23% dei rispondenti afferma di essere personalmente intollerante o allergico a qualche ingrediente oppure di avere in famiglia qualcuno che soffre di particolari intolleranze o allergie alimentari (tra le più comuni si riscontrano le intolleranze nei confronti del latte / lattosio / prodotti caseari in generale e del frumento / glutine).

Il fenomeno salutistico che ha preso piede negli ultimi anni non è però circoscritto solo alle diete e alle necessità legate a particolari patologie. Dallo studio è emerso che oltre la metà degli italiani ha dichiarato di evitare volontariamente l'assunzione di determinati ingredienti con la propria alimentazione, tra cui: antibiotici e ormoni in prodotti animali (66%), coloranti artificiali (65%), conservanti artificiali (62%), OGM (60%) e aromi artificiali (59%). Ne consegue quindi un atteggiamento più attento alle singole componenti presenti nei prodotti alimentari acquistati, con il 71% degli italiani che tende a privilegiare quei produttori e/o distributori che applicano canoni di massima trasparenza su origine e modalità di produzione dei propri prodotti.

All’interno dello scenario fin qui delineato, come è percepita l’attuale offerta del mercato? Per produttori e distributori esiste l'opportunità di servire meglio i consumatori italiani andando incontro alla loro richiesta di un maggior assortimento di prodotti semplici e sempre meno processati: prodotti al 100% naturali (55%), senza coloranti artificiali (49%) o aromi artificiali (43%), OGM free (41%), biologici (36%) e composti da proteine di origine vegetale (21% vs 15% media EU). Emerge inoltre dall’indagine una richiesta di maggiore disponibilità di prodotti cosiddetti alleggeriti (cioè con una formulazione più “light”) in grado di offrire un vantaggio per la salute: alimenti a basso contenuto di grassi / senza grassi (42% vs 34% media EU), sugar free (31%), iposodici (25%), ipocalorici (21%), ma anche con porzioni controllate (23%).  

Ma se gli italiani desiderano essere più consapevoli rispetto agli ingredienti presenti nei loro piatti, qual è il loro atteggiamento nei confronti dei pasti fuori casa? Lo rileva l’indagine Global Out-of-Home Dining di Nielsen. Rispetto agli anni precedenti la crisi economica, oggi gli italiani mangiano più spesso a casa: solo 1 su 4 consuma pasti fuori casa almeno una volta la settimana o più spesso (25%; nel 2008 era il 29%).

Tra i tre pasti principali della giornata, la cena è il pasto più comunemente consumato fuori casa (citato dal 70% degli out-of-home diners) seguita a distanza dal pranzo (34%) e dalla colazione (14% vs 9% media EU). 

Questa tendenza degli italiani alla colazione fuori casa è confermata anche dal trend negativo registrato sui consumi italiani di prodotti per la “Prima Colazione”: nell'ultimo anno le vendite di questi prodotti sono diminuite del 2,7% a volume (quantità vendute a prezzi costanti) e del 3,9% a valore.

Rispetto alla media europea gli italiani frequentano meno i fast-food (il 36% degli out-of-home diners dichiara di aver frequentato questo locale negli ultimi sei mesi vs 49% media EU) e in misura superiore alla media i ristoranti tradizionali (44% vs 31% media EU) e i bar (25% vs 15% media EU), questi ultimi appunto per fare colazione. Alla base della scelta del locale dove consumare il proprio pasto fuori casa emergono il prezzo ragionevole e la qualità del cibo (con rispettivamente il 64% e il 35% delle citazioni).

 

fonte Nielsen

09/11/2016

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