Cibo

Approvata legge per il rilancio della filiera della canapa

Il testo approvato in Commissione agricoltura al Senato fornirà gli strumenti per la ripresa di un settore da lungo tempo in declino. Parola d’ordine: semplificazione

Approvata legge per il rilancio della filiera della canapa

Siamo di fronte ad una svolta storica per il settore della canapa, il 22 novembre è stata approvata in Commissione Agricoltura al Senato la legge per la promozione della filiera industriale della canapa. Il testo votato all’unanimità dalla Commissione, riunita in sede deliberante, verrà pubblicato nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale. 

La normativa non ha nulla a che vedere con quella sulla legalizzazione della cannabis, ma è destinata solamente alla regolamentazione della filiera della canapa industriale. In particolare si occuperà di sostenere la coltivazione e la trasformazione, incoraggiare l’utilizzo di semilavorati provenienti da filiere locali, favorire lo sviluppo di filiere locali integrate che siano uno sbocco per la ricerca e perseguano la sostenibilità economica e ambientale. 

La canapa è una pianta che ha innumerevoli applicazioni a livello industriale, e può essere utilizzata per la realizzazione di: prodotti alimentari e cosmetici che rispettino i discliplinari settoriali; semilavorati destinati all’industria come fibra, cannapulo, polveri e cippato; olii e carburanti; prodotti da destinare ai sovesci; materie prime biodegradabili per la bioedilizia e la bioingegneria; materiali destinati alla fitodepurazione per la bonifica dei siti inquinati; coltivazioni per attività didattica e di ricerca. 

Sebbene in Italia non sia vietata, la coltivazione della canapa, anche a causa delle leggi antidroga, è stata fortemente limitata e scoraggiata, fino a provocarne quasi l’abbandono. In realtà il nostro è un territorio d’elezione per la coltura di questo arbusto che qui può raggiungere una produzione di eccellenza. Basti pensare che negli anni quaranta l’Italia era il secondo produttore mondiale di canapa con oltre 90.000 ettari di seminato e il primo per qualità.

La svolta rappresentata da questo provvedimento forse sta proprio in un evidente cambiamento di prospettiva, tanto che nel testo della legge la canapa è definita: “coltura in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”. 

Siamo dunque in presenza di una vera e propria scossa al settore che potrà ridare slancio alla filiera della canapa industriale. 

Principale novità introdotta dal provvedimento è l’eliminazione dell’autorizzazione per la coltivazione delle varietà di piante con contenuto certificato di THC (il principio attivo della cannabis) fino allo 0,2%: non sarà quindi più necessaria la comunicazione per la semina che avveniva tramite denuncia alla Polizia di Stato, ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza. 

Cambiano anche le norme sui controlli, che saranno eseguiti da un unico organismo di controllo e riguarderanno la percentuale di THC che potrà oscillare senza conseguenze fino allo 0,6%. Le verifiche saranno fatte partendo da un prelievo della coltura alla presenza del titolare, a cui gli ispettori dovranno consegnare un campione prelevato per eventuali controperizie. Restano a carico dei produttori l’obbligo di conservare per almeno 12 mesi i cartellini delle sementi acquistate e quello di conservare le fatture di acquisto delle sementi per il periodo previsto dalla normativa. 

Altro importante cambiamento è lo stanziamento di 700.000 euro l’anno da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che verranno destinati alla realizzazione di impianti di trasformazione. 

La deputata Loredana Lupo del MoVimento 5 stelle, prima firmataria del provvedimento, ha dichiarato: ”Dando questo strumento agli agricoltori si dà loro la possibilità di avviare autonomamente una vera e propria filiera produttiva, dalla coltivazione, alla raccolta fino alla trasformazione. Non solo: si pongono le basi in Italia per creare una realtà produttiva che conta molteplici settori, come il tessile, l’agroalimentare e l’edilizia sostenibile”. 

Anche Luca Sani, deputato PD e presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, ha salutato con entusiasmo le novità che questa legge introdurrà per la filiera della canapa industriale: "La canapa è un prodotto estremamente versatile, che trova applicazione in numerosi settori, rivelandosi una valida alternativa a prodotti sintetici e inquinanti. Lo sviluppo di questa filiera può interessare non solo l’agroalimentare, ma anche la bioedilizia, il tessile, l’industria della carta, delle materie plastiche e dei carburanti. La canapa viene utilizzata nel tessile per prodotti di moda, nella cosmesi, negli imballaggi in coerenza con la linea biologica di produzione del vino e dell'olio extra vergine di oliva e nell'alimentazione sotto forma di farine, foglie per infusi, semi e olio e perfino nei prodotti per l’isolamento termico e acustico degli edifici. È una coltivazione che assolve funzioni ambientali rispetto a suoli compromessi e al contenimento della CO2". 

“Regolamentiamo un settore dal grande potenziale per la nostra agricoltura – ha osservato il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina – non soltanto dal punto di vista economico, ma anche della sostenibilità. Diamo riferimenti chiari ai tanti agricoltori interessati a poter investire in una filiera che ha moltissimi sbocchi commerciali, con un potenziale di redditività elevata”. 

Con l’entrata in vigore della legge saranno molteplici le opportunità di mercato che si apriranno. Come sottolinea Coldiretti il ritorno all’uso industriale della canapa sarà reso possibile grazie a 300 aziende che la coltivano su più di mille ettari, libere dall’ombra che le leggi sugli stupefacenti avevano gettato su questa pianta. “Oggi le Istituzioni sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo di minore rigidità – continua la nota di Coldiretti – che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa, in Italia esistono le condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli alla coltivazione”. 

Vincenzo Menichella

28/11/2016

Cerca

invio

Seguici su